Psicofisioterapia

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07/06/2026

Le aspettative degli altri nei nostri confronti, le nostre nei confronti degli altri, e soprattutto le nostre nei nostri confronti, sono sempre molto nutrite. Raggiungono altezze paradossali talvolta, in confronto a realtà, possibilità, potenzialità.
Ora, non dico essere santoni e riuscire a rinunciare a tutte le aspettative, che nella logica induista o buddista son la rovina del "presente" e dunque della "grazia", ma almeno a ridimensionarle, potremmo provarci. Non solo per non aver paura di non essere all'altezza di grosse e grasse aspettative altrui, ma anche per essere all'altezza delle nostre, che è controproducente ingrassare! Ci fan solo sentire inadeguati, in colpa...e piccolini. E si nutrono del nostro vissuto.
Relax yourself!

Antonia Mirarchi - Psicofisioterapia - 50.000 sfumature di rosa

Photos from Psicofisioterapia's post 06/06/2026

Leggere e cucinare sono due grandi passioni solitarie a cui mi dedico con voluttà; mi restituiscono al Centro di ogni cosa.
Quel centro in cui "è tutto a posto".
Entrambe rappresentano nella mia vita attività creative, meditative, e di ricerca, studio. Sono viaggi di scoperta.
Che implicano e producono sempre condivisioni e scambi sociali gioiosi e arricchenti.
Antonia Mirarchi - Psicofisioterapia - 50.000 sfumature di rosa

Photos from Psicofisioterapia's post 05/06/2026

Riusciamo a immaginare cosa sarebbe l'umanità se non avesse conosciuto i fiori?
Maurice Maeterlinck

Foto: Antonia Mirarchi

02/06/2026

"Sono nata in un’epoca in cui il trauma infantile non era ancora trending topic su Tik Tok, ma si chiamava semplicemente “educazione” ."
È questo l’umoristico e insieme provocatorio incipit de “La scimmia antropomorta” di Olivia Ninotti, neuropsichiatra in ambito socio-sanitario che vive con grande serietà il proprio lavoro di cura, educazione, rieducazione e riabilitazione.
La serietà scaturisce spesso dal fatto di porsi molte domande e osare risposte; in questo libro, che scorre come un romanzo ma è da studiare attentamente parola per parola (ché le parole uno psicoterapeuta non le dice mai a caso!) Ninotti ha condiviso interrogativi circa la pericolosità delle inquietudini e dell’irresponsabilità indotti dalle nuove tecnologie e dai social, e ha tentato risposte ripercorrendo l’evoluzione umana da “nonna Lucy” e le tribù di cacciatori fino alle attuali “tribù digitali”.
Una frase per tutte, evocativa delle sue preoccupazioni riguardo a quella che definisce una “mutazione psicologica e sociale” nella “postumanità” che vive una struttura sociale dominante dalla “struttura psichica narcisistica” è:
“In principio era il Verbo, ora è l’immagine”.
In linguaggio postmoderno antropovivo! Ninotti, esemplare della specie homo sapiens che osserva l’"homo technologicus”, offre al lettore una restituzione a mio avviso psicoterapeutica, che invita a soffermarsi sulle dinamiche relazionali individuali, di gruppo e comunitarie in questo nostro tempo (“epoca del post-vero”) e a
“Ri-flettere su se stessi” piuttosto che cercare continuamente riflessi di sé in schermi-specchi.
“La Scimmia Antropomorta” è già dal titolo e dal sottotitolo “Come siamo scesi dagli alberi per perderci in uno smartphone”, una provocazione e insieme un messaggio SOS che intendono richiamare l’interesse verso il pericolo della morte antropologica che Dominio www, Rete, globalismo, Big Data rappresentano laddove non si tengano responsabilmente in dovuta considerazione i precipui bisogni e qualità che ci rendono umani, e ci si perda invece in specchi liquidi, meccanismi narcisistici e prestazionali, conformismi e mimetismo sociale richiesti nelle tribù digitali; evitare di vedere l’ombra che costituisce l’altra faccia dello specchio-schermo, "sostituire il principio di realtà con un principio di piacere narrativo", allontanarci dalla tridimensionalità del corpo e dal nostro centro rappresentato dal Sé, sono rischi esistenti di cui è opportuno essere consapevoli per una navigazione sicura ancor più che in rete, nel nostro vivere Umanamente.
Questo saggio, che a me risuona come un manifesto politico e di igiene sanitaria, riconvoca tutti a un impegno serio e responsabile verso noi stessi e la collettività: la salvaguardia dell’umanità in quanto qualità, che è propria dell’Umanità, genere a cui apparteniamo.
L’appello e le risposte di Ninotti, che commuovono nel loro essere fiduciosi, ci riconducono al desiderio di restituire valore ad autenticità, poesia, dubbio, errore, sogno, immaginazione, creatività, solidarietà reale, assertività, educazione, concretezza, ovvero: Presenza a quel Sé senza il quale non è possibile alcuna Individuazione, processo di maturazione fondamentale per quell’ Io che abita un Corpo da primate immerso in una realtà evolutiva sempre più complessa, in accelerazione, liquida, senza neppure sapere con esattezza chi è Io.
Antonia Mirarchi - Psicofisioterapia - 50.000 sfumature di rosa

https://www.solferinolibri.it/libri/la-scimmia-antropomorta/

Foto: Antonia Mirarchi - Volution

02/06/2026

Se le cose grandi vanno male, è solo perché i singoli individui vanno male, perché io stesso vado male, perciò, per essere ragionevole, l'uomo dovrà cominciare con l'esaminare se stesso, e poiché l'autorità non riesce a dirmi più nulla, io ho bisogno di una conoscenza delle intime radici del mio essere soggettivo. È fin troppo chiaro che se il singolo non è realmente rinnovato nello spirito neppure la società può rinnovarsi poiché essa consiste nella somma degli individui.
Carl Gustav Jung

Buon 2 giugno!
Antonia Mirarchi- Psicofisioterapia - 50.000 sfumature di rosa

Ho spesso visto persone diventare nevrotiche per essersi accontentate di risposte inadeguate o sbagliate ai problemi della vita; cercano la posizione, il matrimonio, la reputazione, il successo esteriore o il denaro, e rimangono infelici e nevrotiche anche quando hanno ottenuto tutto ciò che cercavano. Persone del genere di solito sono confinate in un orizzonte spirituale troppo angusto, la loro vita non ha sufficienti contenuti, non ha significato, se riescono ad acquistare una personalità più ampia generalmente la loro nevrosi scompare. Tra i cosiddetti nevrotici del nostro tempo ve ne sono molti che in altre epoche non lo sarebbero stati, non sarebbero stati cioè in disaccordo con se stessi: se fossero vissuti in un'epoca, in un ambiente nel quale l’uomo attraverso i miti era ancora in rapporto con il mondo ancestrale e quindi con la natura sperimentata realmente e non vista solo dall’esterno avrebbero potuto evitare questo disaccordo con se stessi.
Oggi si vuol sentire parlare di grandi programmi politici ed economici ossia proprio di quelle cose che hanno condotto i popoli ad impantanarsi nella situazione attuale, ed ecco che uno viene a parlare di sogni e di mondo interiore... tutto ciò è ridicolo, che cosa crede di ottenere di fronte ad un gigantesco programma economico, di fronte ai cosiddetti problemi della realtà? Ma io non parlo alle nazioni, io mi rivolgo solo a pochi uomini. Se le cose grandi vanno male, è solo perché i singoli individui vanno male, perché io stesso vado male, perciò, per essere ragionevole, l'uomo dovrà cominciare con l'esaminare se stesso, e poiché l'autorità non riesce a dirmi più nulla, io ho bisogno di una conoscenza delle intime radici del mio essere soggettivo. È fin troppo chiaro che se il singolo non è realmente rinnovato nello spirito neppure la società può rinnovarsi poiché essa consiste nella somma degli individui.
Carl Gustav Jung

Work: Antonia Mirarchi, "Passar sulla terra leggeri"

01/06/2026

Ognuno di noi ha qualche albero di riferimento.
Come certi pezzi musicali fanno da colonna sonora alla vita di ciascuno, così certi alberi sono impressi come colonna animica in noi.

L'uomo continua con il suo sterminio di alberi, e a volte ci ritroviamo a perdere, anche quando non sono "nostri", i Nostri punti di riferimento, che rimangono solo come memoria.
Ma l'albero ha un valore simbolico in sé, che non potrà mai essere abbattuto, e ne basterà anche solo uno accanto al quale sostare, per sostenere la nostra idea di radice, di ponte tra la terra e il cielo, e per ricordarci che siamo noi stessi, piccoli alberelli, fratelli a loro.

Antonia Mirarchi - Psicofisioterapia- 50.000 sfumature di rosa

"Finché ci sarà al mondo anche un solo albero, uomini e animali avremo sempre un ottimo punto di riferimento."
Antonia Mirarchi - Psicofisioterapia

Foto: Mario-Giacomelli Campagna marchigiana Presa di coscienza sulla natura

31/05/2026

Anche l'umorismo abbassa i livelli di cortisolo!

Psicofisioterapia - GENERE UMANO E CELLULARE, IO E IA Ho conosciuto personalmente il telefono a 8 anni. Erano i primi anni 70 del secolo scorso. Mi sembrava una magia che mia madre potesse parlare… | Antonia Mirarchi 29/05/2026

MIE RIFLESSIONI SU IO E IA IN TERMINI DI IDENTITA' DI GENERE
IN RIFERIMENTO ALL'INTELLIGENZA: ORGANICA-ARTIFICIALE

Psicofisioterapia - GENERE UMANO E CELLULARE, IO E IA Ho conosciuto personalmente il telefono a 8 anni. Erano i primi anni 70 del secolo scorso. Mi sembrava una magia che mia madre potesse parlare… | Antonia Mirarchi Poiché amo le parole e mi occupo di persone a cui sento dire spesso: " IO... IO... IO..." mi sono ritrovata a vedere nell'acronimo IA, ultimamente sempre più spesso proferito come se rappresentasse un organismo vivente, un Soggetto, e a pensare a IO e IA in termini di binarismo di Genere. Laddove ...

29/05/2026

GENERE UMANO E CELLULARE, IO E IA

Ho conosciuto personalmente il telefono a 8 anni. Erano i primi anni 70 del secolo scorso.

Mi sembrava una magia che mia madre potesse parlare perfino con i suoi genitori e fratelli emigrati in Canada 13 anni prima. Fin lì, comunicavano tramite lettere particolari, che viaggiavano in aereo!!!
Mia madre parlava con tono normale se qualcuno telefonava dal paese, alzava il volume della voce se telefonavano i figli emigrati a Milano, e urlava proprio, se chiamavano dal Canadà.
Lei, donna senza istruzione, aveva un concetto fisico, poco moderno, della comunicazione a distanza!

Quando scoprii per la prima volta il telefono senza fili, mobile, non mi sembrò magico.
Non ero più una bambina. Ero adolescente, e mi chiesi a cosa potesse servire, che cambiamenti avrebbe potuto determinare nella vita della gente; ma non investii molto tempo a rifletterci.
Mi risultava perturbante, e lo rimossi, fino a quando mi fu possibile.
Lo evitai quando in tanti iniziarono a usarlo, fino a quando non potei più evitarlo.

Infine, anni dopo, già donna matura, dovetti arrendermi a un telefono con il touch screen e a internet.
Per forza. Per necessità primaria. Non per desiderio. Per essere "adatta al mio habitat"...che tradotto significa: per procurarmi il cibo per sopravvivere (ché a questo serve il "lavoro").

Oggi non uso più il telefono solo per ragioni professionali.

Il cellulare ha questo nome metaforico non proprio casuale, che è tutto un programma!
Ci è entrato dentro...e non riusciamo più a pensare a una vita senza questa protesi.
Credo che a questo punto della storia potremmo tranquillamente definirci come specie: homo disabilis, o aliter habilis tanto per non sentirci handicappati dalla definizione!
E beh, questa è più che magia.
Siamo rimasti impigliati in un processo di trasformazione in cui gli oggetti tecnologici ci stanno davanti…e sono avanti! mentre noi rincorriamo una realtà sempre più inafferrabile, che non è virtuale come siamo stati invitati a pensarla, ma incarnata. Laddove comunque molti dubbi ci pervadono su cosa sia la carne stessa!...la materia!

Ultimamente, dati i numerosi interventi o dibattiti a cui assisto su IA e le sue implicazioni sul genere umano, mi chiedo spesso come possiamo essere così ingenui da temere IA oggi più di ieri, come se IA fosse un “mostro” recente, una novità, che non ha già creato molti danni, oltre a portar vantaggi.
Un computer non è "intelligenza" artificiale fin dalla sua creazione?
Non abbiamo utilizzato i modelli dei processi cognitivi umani per programmare i primi calcolatori?
Non abbiamo approfondito gli studi di psicologia cognitiva analizzando i modelli di programmazione?
Il termine cibernetica, che indica proprio l’interdisciplinarietà dello studio di organismi viventi e sistemi artificiali e naturali, non esiste forse dagli anni 40 del secolo scorso?
Le neuroscienze, la medicina, non utilizzano tecnologia "intelligente" per capire l’uomo e le sue funzioni?
Ma soprattutto, la nostra dipendenza dal digitale per comunicare a ogni livello, per conoscere, informarci, giocare, emozionarci, imparare, pagare, comprare, ricordare, eccetera eccetera,
non dice che IO sono già in mano a IA…e non che IO ho in mano IA?

Difendersi è necessario, utile, per mantenere il proprio centro e individuarsi, ma il dado è abbondantemente tratto da anni, riguardo alla capacità della tecnologia di fare cose in nostra vece e risolverci problemi... (il che non è propriamente intelligenza a mio avviso! ma ci assomiglia! e d'altronde, anche sulla definizione di cosa essa sia non c'è unanime consenso!)

La gente comune non sa fino a che punto il genere umano è arrivato in termini di conoscenze scientifiche, sperimentazione, e programmazione, perché non indaga le nuove scienze, non studia le scienze (che sono tante! Non esiste una "la Scienza", quella che "lo dice" ... e dunque avrebbe la verità in mano, e sarebbe perciò stesso la suprema intelligenza!), non ha accesso a tutto ciò che "si combina" nei laboratori del mondo, e non immagina neanche di quali creazioni scientifiche artificiose e artificiali allucinanti siamo diventati capaci come specie.

Io ritengo che, come fin dalle nostre origini onto e filogenetiche, anche in questo presente in accelerazione siamo tutti chiamati a scoprire strategie per adattarci all’ambiente, che è sempre nuovo, ponendo attenzione affinché l’intelligenza di ciascuno non soccomba di fronte all’imponenza dei dati percepiti o maneggiati intelligentemente da altre intelligenze, certamente molto poco artificiali.

Antonia Mirarchi - Psicofisioterapia

27/05/2026

Tu sei ciò che mangi.
Non è retorica.
E' bioscienza.

Antonia Mirarchi - Psicofisioterapia - 50.000 sfumature di rosa

E quando addentate una mela, ditele nel vostro cuore:
"I tuoi semi vivranno nel mio corpo,
E i tuoi germogli futuri sbocceranno nel mio cuore,
La loro fragranza sarà il mio respiro,
E insieme gioiremo in tutte le stagioni".
Khalil Gibran

Work: Caravaggio . Canestra di frutta

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