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29/05/2026

Conoscere gli ingredienti è il punto di partenza. Saperli integrare in una formula coerente è il mestiere.
Questa settimana abbiamo esplorato quattro aree della formulazione per il capello sano, ognuna con
la sua logica, i suoi ingredienti, i suoi meccanismi d'azione.
Il cuoio capelluto non è una superficie da pulire ma un ecosistema microbico con un pH fisiologico
preciso, una flora batterica residente da rispettare, una produzione sebacea da regolare senza
impoverire il film idrolipidico naturale.
Il follicolo è il motore biologico della crescita. Stimolarlo significa conoscere le fasi del ciclo capillare
e scegliere ingredienti che agiscono su target specifici, dalla vascolarizzazione locale alla sintesi di
cheratina.
La fibra capillare è tessuto cheratinizzato che non si autoripara autonomamente. Ma la sua struttura
interna può essere ripristinata chimicamente, attraverso bond builders e proteine idrolizzate che
lavorano a livello molecolare, non solo in superficie.
La cuticola è una barriera selettiva. Sigillarne le scaglie con ceramidi, esteri complessi o film formers
idrofobici significa proteggere la fibra dall'umidità esterna e restituire lucentezza e maneggevolezza.
Quattro aree, quattro linguaggi. Il formulatore li conosce tutti e sa come combinarli in una formula che
risponde a obiettivi reali. Questo è il lavoro scientifico del cosmetologo

28/05/2026

La fibra capillare è tessuto cheratinizzato. Non ha attività cellulare, non si autoripara autonomamente.
Ma la sua struttura interna può essere ripristinata chimicamente, e questa distinzione cambia
profondamente l'approccio formulativo.
Quando styling aggressivo, sbiancamento o trattamenti chimici ossidativi danneggiano la fibra,
rompono qualcosa di preciso: i legami disolfuro tra le catene di cheratina. Non è un danno generico o
superficiale. È una rottura strutturale, e come tale va affrontata con ingredienti che lavorano dentro la
fibra, non solo in superficie.
I bond builders sono la risposta formulativa a questo tipo di danno. La cisteina favorisce la
ricostituzione dei legami disolfuro compromessi. L'arginina protegge la fibra dai danni ossidativi e
migliora l'irrorazione sanguigna al follicolo. La glicina supporta la sintesi di collagene, contribuendo
alla salute della cute del cuoio capelluto.
Le proteine idrolizzate completano il lavoro con una logica di peso molecolare precisa. Le frazioni a
basso peso molecolare penetrano nella fibra e aumentano il volume dall'interno, agendo sulla
struttura corticale. Quelle ad alto peso molecolare lavorano invece sulla superficie della cuticola,
riparando il danno esterno e migliorando pettinabilità e lucentezza.
Due target, due pesi molecolari, un obiettivo: una fibra strutturalmente più integra e resistente.

Photos from CosmeTech's post 27/05/2026

Il capello sano non si formula per intuizione. Si formula per conoscenza.
Quattro aree, quattro logiche formulative distinte. Il cuoio capelluto non è una superficie da pulire ma
un ecosistema microbico da rispettare e supportare. Il follicolo è un motore biologico che risponde
agli ingredienti che scegliamo. La fibra capillare è una struttura che può essere ripristinata dall'interno,
non solo trattata in superficie. La cuticola è una barriera che va sigillata con precisione, non
genericamente ammorbidita.
Ogni area ha i suoi ingredienti, i suoi meccanismi, le sue logiche. Conoscerle separatamente è il primo
passo. Saperle integrare in una formula coerente è il mestiere del cosmetologo.

26/05/2026

Tre ingredienti per il cuoio capelluto. Tre meccanismi diversi, un obiettivo comune.
Il cuoio capelluto ha un pH fisiologico tra 5 e 6. Già questo dato orienta le scelte formulative. Un
prodotto troppo alcalino altera la barriera cutanea, gonfia lo strato corneo e disturba la flora batterica
residente, creando le condizioni per irritazione, seborrea e forfora.
Zinc PCA. Regola la produzione di sebo senza impoverire il film idrolipidico naturale del cuoio
capelluto. Ha azione antinfiammatoria documentata e aiuta a mantenere l'equilibrio della cute
seborroica.
Sarcosina. Derivato aminoacidico che riduce la quota di sebo disponibile per i microrganismi lipofili
come Malassezia e Cutibacterium acnes. Nel tempo, studi hanno mostrato un miglioramento della
biodiversità microbica del cuoio capelluto, con un ambiente più favorevole alla salute del follicolo.
Prebiotici topici. Non agiscono direttamente sui microrganismi problematici. Nutrono quelli benefici
già presenti, rafforzando l'ecosistema dall'interno invece di aggredirlo dall'esterno. Un approccio
opposto ma complementare rispetto agli antimicrobici classici.
Tre logiche formulative distinte. Conoscerle tutte, e soprattutto saperle combinare, cambia
profondamente il modo in cui si costruisce una formula scalp davvero efficace.

25/05/2026

Un capello sano non è solo estetica. È chimica, biologia, equilibrio.
Quando guardiamo una ciocca lucida, compatta, con le punte integre, stiamo leggendo il risultato di
un sistema complesso che parte molto prima della lunghezza: parte dal cuoio capelluto.
Il microbioma del scalp, il pH, la produzione di sebo, la vitalità dei follicoli. Ogni dettaglio ha un ruolo
preciso nella struttura del capello e nella risposta agli agenti esterni. E ogni ingrediente che
selezioniamo in fase di formulazione entra in quel sistema, lo supporta o lo disturba.
Come formulatrici e formulatori, il nostro compito non è copiare un INCI che funziona. È capire perché
funziona, e saperlo adattare alle esigenze specifiche del prodotto che stiamo costruendo.
Questa settimana esploriamo insieme la scienza degli ingredienti per il capello sano. Quattro aree,
quattro logiche formulative: cuoio capelluto, crescita, riparazione strutturale, controllo del frizz.
Non una rassegna generica. Un percorso. Iniziamo!

22/05/2026

Tocchi il viso. Indossi una mascherina. Appoggiate la guancia su un cuscino. E il prodotto è ancora lì,
intatto, esattamente dove lo hai messo ore prima.
Non è magia. È transfer resistance. Ed è la quarta tecnologia che questa settimana abbiamo
analizzato nella chimica dei cosmetici long-lasting.
Si costruisce su tre livelli. Il primo sono i crosslinker: agenti che creano reti polimeriche
tridimensionali, strutture interconnesse che aderiscono alla cute e resistono alla frizione meccanica
senza cedere. Il secondo sono i pigmenti surface-treated, particelle coloranti la cui superficie è stata
modificata chimicamente per aumentare l'adesione alla pelle e ridurre la mobilità sotto pressione. Il
terzo sono i polimeri film-forming adesivi flessibili, che completano il sistema mantenendo colore e
texture ancorati anche su una superficie in movimento continuo come il viso.
La vera sfida formulativa non è ottenere transfer resistance. Quella si ottiene. La sfida è ottenerla
senza che il prodotto diventi rigido, pesante, occlusivo. Un cosmetico che non si muove ma non
respira non è una buona formula: è solo una formula estrema. E l'utente lo percepisce, anche se non
sa nominarlo.
L'equilibrio tra adesione e comfort cutaneo è il punto esatto dove si vede la qualità del lavoro del
formulatore.
Chiudiamo qui la settimana sulla chimica dei cosmetici long-lasting. Quattro tecnologie, quattro
meccanismi d'azione distinti, un sistema unico che non si assembla per somma di ingredienti ma si
progetta come architettura di formula.

21/05/2026

Il sebo non è solo un problema estetico. È una variabile formulativa.
Si forma in continuazione sulla superficie cutanea, cambia ora per ora, e il suo effetto su una formula
cosmetica applicata è diretto e misurabile: si infiltra tra i layer del prodotto, modifica la viscosità,
destabilizza i film polimerici, scioglie i legami tra pigmento e cute. È il motivo per cui un fondotinta
scivola via dalla pelle nel giro di poche ore, anche senza caldo eccessivo, anche senza sudore.
Nel video di oggi parliamo della strategia formulativa per gestire questa variabile: gli ingredienti
sebum-control, il loro meccanismo d'azione, e perché la strategia più efficace non si limita
all'assorbimento meccanico del sebo ma abbina ingredienti funzionali che modulano la produzione di
sebo a livello biologico.
Silice amorfa, argille, amidi modificati da fonti vegetali come tapioca, mais e riso, niacinamide, zinco
PCA. Non ingredienti scelti per abitudine, ma componenti di un sistema pensato per durare.
Questa settimana stiamo smontando pezzo per pezzo la chimica dei cosmetici long-lasting

Photos from CosmeTech's post 20/05/2026

Quattro tecnologie. Un obiettivo: fare in modo che il prodotto resti sulla pelle esattamente com'era al
momento dell'applicazione.
I cosmetici long-lasting non sono una categoria a sé. Sono il risultato di una lettura precisa delle sfide
che la pelle pone a ogni formula. Perché la pelle non è una tela statica: si muove, cambia temperatura,
produce sebo, suda. E ogni formula che pretende di durare deve fare i conti con tutto questo.
Le quattro aree tecnologiche fondamentali sono queste.
La prima riguarda i film-forming agents: polimeri che, durante il processo di asciugatura del prodotto,
creano un film sottile, continuo e flessibile sulla superficie cutanea. Possono essere idrofobici, crosslinked o elastomerici, a seconda del tipo di prodotto e delle condizioni d'uso previste.
La seconda è il sebum control: il sebo prodotto dalla pelle è il principale agente destabilizzante di
qualsiasi formula applicata sulla cute. Ingredienti ad alta capacità di assorbimento come silice, argille
e amidi modificati intercettano il sebo prima che riesca a compromettere la struttura della formula.
La terza è la resistenza a calore e sudore: siliconi volatili, polimeri cross-linked ed elastomeri
costruiscono film flessibili e permeabili che reggono anche in condizioni di temperatura elevata e
umidità intensa, senza occludere la pelle.
La quarta è la transfer resistance: agenti cross-linking, pigmenti a superficie trattata e polimeri adesivi
flessibili mantengono il colore ancorato alla cute, resistente alla frizione, al contatto con tessuti, al
tocco.
Ma non è la singola tecnologia che determina la qualità di una formula long-lasting. È il modo in cui
questi quattro sistemi dialogano tra loro, si integrano, si bilanciano, costruendo qualcosa che dura
senza sacrificare comfort, texture e tollerabilità cutanea.
Questa settimana analizziamo ognuna di queste aree. L'album di oggi è la mappa, i contenuti dei
prossimi giorni sono il percorso

19/05/2026

Un film invisibile. Sottile come pochi micron. Flessibile abbastanza da seguire ogni movimento del
viso. Resistente abbastanza da reggere ore di calore, sudore e frizione.
I film-forming agents sono la spina dorsale di qualsiasi cosmetico long-lasting. Non sono "un
ingrediente in più": sono il sistema che decide se la formula regge o cede.
Nel video di oggi parliamo della loro chimica: polimeri idrofobici che costruiscono barriere contro
l'acqua, sistemi cross-linked che creano reti tridimensionali resistenti alla frizione, elastomeri
siliconici che combinano flessibilità e durata anche sotto stress meccanico.
La vera sfida formulativa non è trovare un film-forming agent che "funziona". È trovare quello giusto per
quel prodotto specifico, per le condizioni d'uso previste, bilanciando resistenza e comfort, durata e
traspirazione cutanea.
Questa settimana stiamo smontando la chimica dei cosmetici long-lasting. Iniziamo dal fondamento

18/05/2026

Ci sono prodotti che resistono a otto ore di lavoro, al caldo, all'umidità, al contatto con i tessuti. E
prodotti che cedono dopo due ore, che sbiadiscono, che lasciano aloni al primo segno di calore sul
viso.
La differenza non è il prezzo. Non è il nome del brand. È la formula.
Un cosmetico long-lasting non "dura" per caso. Dura perché chi lo ha formulato ha fatto scelte precise
in ogni fase della costruzione della formula. Ha selezionato film-forming agents capaci di creare
barriere sottili, flessibili e trasparenti sulla superficie cutanea. Ha integrato sistemi matificanti che
gestiscono attivamente la produzione di sebo per ore. Ha costruito reti polimeriche cross-linked
capaci di resistere al sudore e al calore senza occludere la pelle. Ha scelto ingredienti transferresistant che mantengono pigmenti e texture esattamente dove sono stati depositati, senza sbavature
e senza cedimenti.
Ogni categoria di ingredienti risponde a una sfida specifica. E il lavoro del formulatore sta nel capire
come combinarle in modo che il sistema funzioni come un tutt'uno, senza che la ricerca della durata
sacrifichi comfort, leggerezza e tollerabilità cutanea. Perché un prodotto che dura ma pesa sulla pelle,
che opacizza e non respira, non è un prodotto ben formulato: è solo un prodotto rigido.
Questa settimana analizziamo la chimica dei cosmetici long-lasting. I meccanismi d'azione che
costruiscono la durata, le quattro grandi categorie di ingredienti che intervengono nel processo, le
sfide formulative reali che rendono questo segmento uno dei più complessi e tecnicamente stimolanti
dell'intera industria cosmetica.
Perché capire perché un prodotto dura è già sapere come formularlo meglio.

15/05/2026

Questa settimana hai seguito il percorso completo di Angela: la formula che non funzionava, gli errori
nascosti in ogni ingrediente, la chimica dell'odore corporeo, il gelificante che non conosceva, il pH
come attivo antiodore.
Oggi la formula completa.
Acqua distillata 43,1g
Glicerina 1,5g
Polyacrylate Crosspolymer-6 0,6g
Zinco ricinoleato 1,5g
Triethyl citrate 0,75g
Polysorbate 20 2,0g
Cosgard 0,4g
OE lavanda 0,1g
Acido lattico 80% q.b.
pH target: 4,8–5,0
Ogni ingrediente ha un ruolo tecnico preciso e documentato.
Il Polyacrylate Crosspolymer-6 costruisce la struttura del gel: stabile in ambiente acido, resistente agli
elettroliti, con un profilo sensoriale asciutto e vellutato ideale per la zona ascellare. Non richiede
neutralizzazione con soda caustica.
Il triethyl citrate agisce inibendo le esterasi batteriche, gli enzimi responsabili della liberazione degli
acidi grassi a catena corta che producono l'odore. A 0,75g su 50g lavora nella finestra di efficacia
documentata senza lasciare residuo appiccicoso.
Lo zinco ricinoleato cattura fisicamente le molecole odorose già formate, lavorando in modo
complementare al triethyl citrate.
Il Polysorbate 20 non fa solo una cosa. È stato inserito come solubilizzante per il triethyl citrate, ed è
vero. Ma svolge contemporaneamente un secondo ruolo fondamentale: è un tensioattivo non ionico
che si posiziona all'interfaccia tra la fase lipofila e l'acqua, stabilizzando la dispersione. A questo si
aggiunge il contributo strutturale del Polyacrylate Crosspolymer-6: il suo reticolo polimerico trattiene
le particelle disperse nella sua rete tridimensionale impedendo che si riaggregino. Lo zinco ricinoleato
non è un olio fluido ma una cera: una volta fuso, disperso caldo e raffreddato all'interno del reticolo
polimerico, tende a restare in sospensione in modo molto più stabile di quanto farebbe un olio liquido.
Tre meccanismi distinti che lavorano insieme per tenere la formula coesa.
L'acido lattico porta il pH a 4,8-5,0. Non è un parametro da registrare a fine preparazione. A quel pH il
reticolo polimerico del Polyacrylate Crosspolymer-6 si contrae leggermente rispetto alla sua viscosità
massima, ma la struttura tiene. E gli attivi lavorano esattamente in quelle condizioni. L'acido lattico
non corregge solo il pH: contribuisce direttamente all'azione antiodore creando un ambiente cutaneo
che i batteri odorigeni, in particolare Corynebacterium spp. e Staphylococcus hominis, non tollerano.
Questa formula è nata nelle sessioni di Q&A di Cosmetech Academy, dove Angela ha portato il suo
problema reale e ha lavorato su ogni aspetto con metodo. Ha sbagliato la dispersione del gelificante,
ha trovato da sola la soluzione, ha capito il perché di ogni ingrediente prima ancora di vedere il
risultato.
Il verdetto, dopo averla provata su se stessa: perfetto.
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