Luigi Pastore

Luigi Pastore

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Luigi Pastore operatore di Tecnica Metamorfica di 1 e 2 livello Certificato

10/07/2025

Corazza

Per non cadere,
ha imparato a camminare
senza appoggiarsi a nessuno.
Per non farsi ferire,
ha scolpito sul petto
una corazza lucida,
che riflette il mondo
ma non lo lascia entrare.

Sorride con misura,
ascolta con distanza,
ama con le mani chiuse
e lo sguardo pronto alla fuga.

Crede che la vita
sia una battaglia da vincere,
non una danza da vivere.

Ma più si protegge,
più si allontana dal sole.
Più si blinda,
più dimentica il calore di un abbraccio,
il tremito di un attimo vero,
il coraggio di dire “mi fa male”.

Per paura di crollare,
non ha mai costruito davvero.
Per paura di perdere,
non si è mai lasciata trovare.

Eppure,
è nella crepa che entra la luce.
È nel pianto condiviso
che nasce la fiducia.
È nel togliersi l’armatura
che si comincia
a vivere.

08/07/2025

"Eppure sto bene"

Non ho vinto,
non ho perso.
Ho solo capito.

Non cerco più una metà,
perché ho imparato a stare intero.

Non rincorro sguardi,
non trattengo chi vuole andare.
Lascio accadere.
E resto presente a me stesso.

Una volta chiamavo amore
quella fame di essere visto.
Oggi so che l’amore vero
non chiede sforzi per esistere,
non teme il silenzio,
non fa paura alla libertà.

Ho amato senza misura,
e per questo a volte ho perso equilibrio.
Ma non rimpiango niente:
chi ama davvero, rischia sempre qualcosa.

Anche il corpo ora ha trovato pace.
Non cerco più sfoghi rapidi,
né gesti svuotati di anima.
Il sesso, se non è amore,
se non è presenza reale,
non accende nulla.
Solo quando nasce dal cuore
diventa energia che trasforma,
e allora vale la pena.

Fino ad allora,
posso stare in me stesso.
Intero, lucido, libero.

Non mi spaventa la solitudine.
Mi spaventa solo la finzione,
la maschera,
il legame che stringe invece di accogliere.

Se un giorno arriverà una presenza che sa restare
senza farmi più piccolo,
senza spegnere la mia voce,
sarà bello.

Ma se non arriverà,
va bene lo stesso.

Perché io non cerco più.
Io vivo.
E sto bene.
Eppure, sto bene.

18/06/2025

"Non chiedetemi amore"

Non chiedetemi amore,
non così,
non ancora.
Non se vuol dire sorrisi di cortesia
e promesse dette a bassa voce
per non disturbare la paura.

Non voglio più corpi che si adagiano
quando il cuore sta altrove.
Non voglio labbra che baciano
mentre dentro fanno i conti.

Ho visto la resa travestita da dolcezza,
il silenzio che si finge ascolto,
gli "hai ragione" pronunciati
mentre l’anima si prepara a fuggire.

Io volevo solo restare,
ma davvero.
Volevo piangere senza vergogna,
parlare senza dovermi spiegare,
spogliarmi dell’anima e sentirmi dire:
“Non scappo.”

Invece ora sto qui,
con la solitudine che non ha paura di me,
con il vuoto che almeno non finge,
con il freddo che non mi accarezza
ma non mente.

Forse solo lei —
questa assenza piena —
mi preparerà a riconoscere,
un giorno,
chi mi guarderà senza voler aggiustare nulla.

E allora non chiederò amore,
perché lo avrò già addosso,
senza parole,
senza prove,
senza fine.

Luigi Pastore

16/06/2025

Lascia che accada

Non parlarmi di ieri,
non chiedermi di domani.
Vieni — così come sei —
senza pensieri da vestire.

Lascia che siano le dita
a cercare le risposte,
le labbra a suggerire
ciò che la voce teme.

C’è un luogo tra il respiro e il gemito
dove tutto tace,
dove il mondo resta fuori
e restiamo solo noi,
nudi come verità che non si dicono.

Non è amore,
non è fuga.
È solo fuoco che chiede pelle,
sete che non vuole nome,
fame che si placa
solo mordendo la notte.

Vieni.
E non pensare.
Lascia che accada.

15/06/2025

"Non è fame, è assenza"

Non è fame,
è assenza.
Non è carne che chiama altra carne,
è il ricordo della tua pelle
che parlava con la mia
senza bisogno di voce.

Mi manca il sesso, sì,
ma non quello che si compra con la noia,
non quello che si trova
in chi è disposto,
in chi si concede per svuotarsi.

Mi manca noi
quando eravamo tempio,
e i corpi si cercavano
come due preghiere
che si compiono nell’ascolto.

Era bello, era vero.
Era lento e feroce,
era sacro anche nel sudore,
un incontro che non chiedeva
nulla da dimostrare,
solo di esserci —
senza paura.

E adesso
che il corpo reclama
ma il cuore si chiude,
non mi bastano le mani altrui.
Cerco te,
nelle ombre dei sogni,
nelle lenzuola fredde
che non sanno più accogliere.

Mi manca fare l’amore
quando significava
toccarsi l’anima
con ogni centimetro di pelle.

12/06/2025

Tra me, te e il resto

Non si costruisce una coppia
quando uno parla e l’altro ascolta solo ciò che gli conviene,
quando la voce che conta è un’ombra fuori dalla porta,
e il cuore resta chiuso in una stanza senza chiave.

Seguire insieme non vuol dire perdere sé stessi,
né lasciare che siano gli altri a decidere chi siamo,
ma essere pronti a incontrarsi davvero,
senza paura, senza scuse, senza terze parti.

Io ci sono,
ma non posso essere l’unico a bussare,
a cercare, a voler capire.

Se è vero amore,
che parli tu,
non la voce che ti tiene legata.

Luigi Pastore

06/06/2025

È la vita che ti insegna

Non la religione,
non il maestro,
non l’idea lucida del filosofo,
non la morale degli uomini.
È la vita che ti insegna.

Ma solo se qualcosa, dentro,
si rompe.
O meglio: si apre.

Finché resti pieno,
non vedi nulla.
Sei coperto da opinioni, saperi,
giudizi, paure,
e persino speranze troppo ordinate.

Ma poi la vita ti strappa,
ti chiude un sogno,
ti leva una certezza,
ti espone n**o all’assenza di senso.

E lì, in quello spazio,
non entra una risposta,
entra la visione.

Un attimo prima cercavi il senso,
un attimo dopo sei nel senso.
Non lo capisci,
lo riconosci.
E non lo puoi spiegare,
solo vivere.

È allora che capisci
che ogni tua rincorsa era rumore.
Che tutto ciò che serviva
era tacere abbastanza
da poter sentire.

È la vita che insegna,
ma non parla come un libro.
Ti mostra.
Ti colpisce.
Ti disarma.
Ti rivela.

E se tu sei pronto –
non perché sei puro,
ma perché sei vero –
allora impari.

Non da fuori.
Non da un dio.
Ma da quella scintilla che si accende dentro
quando la vita entra senza filtri.

E allora tutto cambia.

Senza cambiare nulla.

Luigi Pastore

30/01/2025

Tu, che sei l’amore

Dove sei stata, voce del vento,
che il cor mi desti e il sonno mio rapisti?
Dove dormivi, luce segreta,
prima che il giorno avesse il tuo nome?

Non fu l’aurora che ti generò,
né il tempo a plasmarti dal nulla.
Tu eri già nel fremito dell’aria,
nel pianto muto d’un fiore che cade,
nell’ombra lieve d’un bacio rubato,
nella vertigine d’un respiro spezzato.

Io t’ho cercata nei cieli e nei fiumi,
nelle stelle che ardono e muoiono,
nelle voci d’uomini e di dèi,
e quando disperato il mondo lasciai,
tu mi venisti incontro, e ridevi.

Ridevi, ché già mi sapevi tuo.
Ridevi, ché l’amore non si cerca,
non si trova, non si perde.
L’amore è.

È la fiamma che non si spegne,
è il passo che torna, il nome che resta,
è il destino che ride di chi fugge,
è la notte che tace per sentirlo parlare.

E io t’amo, perché amare è sapere,
è vedere l’infinito in un attimo,
è morire ogni giorno e risorgere,
senza mai, senza mai voler fuggire.

30/01/2025

Dell’Acque e del Vero

Oh viandante, che il passo tuo affretti
su l’erta polverosa della vita,
e il sole credi a illuminar la via,
non vedi che due son le voci interne
e sol una la strada che ti attende?

Due re siedono dentro il petto umano:
uno di nome Ego si proclama,
e specchi erge d’intorno alla sua ombra,
ché mai guardarsi teme.
L’altro silente è, senza volto e nome,
e non comanda, né si mostra in vista,
ma tutto sa, ché in tutto già dimora.

Dimmi, a qual di lor tu offri il tuo pane?
A chi doni le mani e il tuo pensiero?
Ché l’uno brama il giorno e teme il buio,
e l’altro è senza tempo, e tutto accoglie.

Or narro, e ascolta:

Vi fu un uomo che, stanco, trovò un fiume.
Dalle sue acque limpide bevve
e disse in cuore:
“Mai vi fu fiume più chiaro,
ché tutto disseta, e tutto porta!”

Ma un vecchio saggio lo chiamò a sé,
e gli mostrò una pietra sopra il monte:
"Vedi tu questa goccia che discende?
Non è il fiume che tu credi eterno,
ma questa la fonte, ignota e pura."

L’uomo guardò e il capo suo piegò.
E vide: non era l’onda a esser sacra,
né la corrente che forte trascina,
ma ciò che, occulto, la genera e la nutre.

Tu, che ascolti, sappi e tieni a mente:
l’Ego è fiume, scorre e si disperde,
la Coscienza è la fonte, ed è immortale.
Scegli chi servire e il cammino avrai,
ché il vero sta dove il tempo manca.

Luigi Pastore

Riflessione:
Il contrasto tra Ego e Coscienza è espresso attraverso la figura dei due “re” interiori e la parabola del fiume e della sorgente.

L’Ego è il flusso mutevole delle esperienze, sempre in divenire, mentre la Coscienza è il principio eterno che le genera. Solo chi impara a riconoscere la vera fonte può davvero comprendere la vita, diventando osservatore e non schiavo degli eventi.

30/01/2025

Il Ponte e il Viandante

Oh tu che vai, nel vasto andar del tempo,
su vie che ignote il fato a te dispiega,
non credere che l’ombre del passato
sian vane, né che il sole dell’aurora
non torni a illuminare orme perdute.

Al fiume giunto, il viandante sostava:
vasto, profondo, il flutto si frangea
su sassi antichi, e un ponte si levava
forte, possente, intatto nel suo legno.
Egli passò, mirando oltre la riva,
e là giunto, le pietre sul sentiero
con ira disperse e il ponte spezzò.

"Mai più tornerò", gridò con voce altera,
"ché nulla voglio di ciò che mi fu!"
Ma i giorni passano, il vento si volge,
e l’acque i passi cancellano in fretta.
Volle tornare, e il varco non trovò.

Invano il piede, affranto, sulla sponda
cercò la via, ché l’onda ridea forte,
e in lei svaniva il ponte spezzato.
Allor comprese, nel muto desio,
che il tempo non concede ritorni,
né l’uomo può fuggire da sé stesso.

Beato è colui che del proprio cammino
custodisce i segni e i volti incontrati,
ché nulla si scioglie nell’aria del tempo,
e tutto ritorna, mutato e immortale.

Luigi Pastore

"la poesia invita a non tagliare i ponti con leggerezza, a custodire le esperienze e le persone, accettando che tutto ha un ruolo nel nostro percorso, anche quando il senso si rivela solo col tempo."

28/01/2025

Poesia: Il Drago Interiore

Sotto le vette del tuo cuore profondo,
un drago dorme, avvolto nel suo fuoco,
custode dell’oro che cerchi nel mondo,
che mai troverai finché il coraggio è poco.

Non è nemico, né crudele bestia,
ma l’ombra tua, il volto non guardato,
che soffia vento, tempesta e protesta,
finché non gli porgi un cuore immacolato.

O uomo, non fuggire il suo respiro,
ché ciò che temi è l’essenza tua vera;
egli è forza che si cela nel sospiro,
l’urlo divino che in te tutto rivela.

Solo affrontando le sue fiamme ardenti,
con gli occhi aperti e il petto disarmato,
potrai cavalcarlo tra cieli splendenti
e abbracciare il divino, il tuo sé ritrovato.

---

Parabola: L’Uomo e il Drago

C’era una volta un uomo che viveva ai piedi di una montagna, dove si narrava dimorasse un drago spaventoso. La gente lo temeva, raccontando di fiamme e distruzione, e nessuno osava avvicinarsi. Ma l’uomo, tormentato da un vuoto nel cuore, sentiva un richiamo ogni volta che guardava la vetta.

Un giorno, stanco della sua inquietudine, si armò di coraggio e iniziò a salire. La montagna era ripida, le rocce taglienti, il vento crudele. Più si avvicinava alla cima, più sentiva il calore del drago e il battito del suo stesso cuore accelerava.

Quando finalmente raggiunse la grotta, il drago non lo attaccò. Lo osservò con occhi profondi, come specchi che riflettevano l’anima dell’uomo. E il drago parlò:
“Perché sei qui, mortale? Cercavi di uccidermi o di capirmi?”

L’uomo tremò, ma rispose:
“Ho paura di te, ma non voglio fuggire. Voglio sapere chi sono.”

Il drago si alzò in tutta la sua maestosità, e dalle sue fauci non uscì fuoco, ma luce. Una luce così intensa che l’uomo dovette chiudere gli occhi. Quando li riaprì, il drago era sparito. Al suo posto, c’era una corona d’oro, simbolo della sua forza e del suo spirito risvegliato.

Da quel giorno, l’uomo tornò alla valle diverso: non aveva più paura del buio, né del fuoco, perché sapeva che il drago viveva in lui, e che il vero cammino spirituale è affrontare sé stessi.

Luigi Pastore

27/01/2025

L’alba che attende

Oh viandante, che erri sul sentiero
stanco, curvo dal peso del tuo ieri,
levi il tuo sguardo ai cieli severi
e cerchi un segno, un lume più sincero.

Ma ascolta, non vedi? La terra respira,
anche il silenzio mormora promesse.
Nel grembo dell’ombra, il sole si ispira
a dipingere l’alba, che mai non cessa.

Come il seme nascosto, che la zolla trattiene,
vive nell’attesa del giorno di gloria;
non teme la notte, né le sue catene,
ché sa: anche l’ombra cela vittoria.

E tu, oh cuore, che piangi in segreto,
ricorda la pioggia: ferisce, ma nutre.
Ogni lacrima è dono, un tratto discreto
di un quadro che ancora non hai veduto.

Così parlò un uomo al suo fratello:
"Il deserto si colora al primo tepore;
la pietra che inciampa diventa scalino,
e il peso si fa ali, con cuore divino."

Oh dolce pellegrino, l’oggi non è fine,
ma grembo che accoglie il tuo domani.
Sorridi al vento, e ai tuoi affanni vicini,
ché l’infinito t’attende… tra le mani.

Luigi Pastore

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