Osteopatia e Naturopatia Roma

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20/05/2026

Ho tutti i suoi libri di viscerale, lui un genio 🧞‍♂️

19/05/2026
05/05/2026

Nevralgia del pudendo: quando il dolore pelvico cronico diventa invalidante (ma i muscoli possono darti una rispettosa mano)

Chi soffre di nevralgia del pudendo conosce una forma di dolore che è difficile persino da descrivere agli altri.

Un bruciore, una f***a, una pressione costante nella zona perineale, genitale o rettale che non lascia tregua. Un dolore che peggiora stando seduti e migliora in piedi o sdraiati. Che rende impossibili gesti quotidiani normalissimi: lavorare, guidare, avere rapporti intimi, a volte anche solo indossare certi vestiti.

È una condizione che isola, perché è invisibile. Non si vede dall'esterno, spesso non compare negli esami strumentali, e questo rende il percorso ancora più difficile: chi ne soffre si trova spesso a dover dimostrare che il proprio dolore esiste davvero, dopo anni di visite e diagnosi mancate.

Vale la pena capire cosa sta succedendo dal punto di vista anatomico, perché avere un quadro chiaro del meccanismo è già di per sé qualcosa di utile.

Il nervo pudendo è il principale nervo sensitivo e motorio della zona perineale. Origina dal plesso sacrale, passa attraverso il grande forame ischiatico, costeggia il legamento sacrotuberoso e rientra nel bacino attraverso il piccolo forame ischiatico, per poi attraversare il canale di Alcock, uno spazio fibroso stretto all'interno del muscolo otturatore interno.

È questo il punto critico.

Il nervo pudendo percorre per un tratto significativo il suo cammino all'interno o nelle immediate vicinanze di strutture muscolari e legamentose: il piriforme, l'otturatore interno, i legamenti sacrotuberoso e sacrospinosо.

Quando questi muscoli sono cronicamente contratti e accorciati, il nervo non trova lo spazio di cui ha bisogno per scorrere liberamente. Viene compresso, stirato, irritato in modo continuo. E un nervo irritato in modo continuo sviluppa una sensibilizzazione progressiva: con il tempo, risponde al dolore anche a stimoli minimi, o anche in assenza di stimoli veri e propri.

Non è il nervo che è "rotto". È il tunnel muscolare e fasciale che lo circonda che è diventato troppo stretto.

Questo spiega qualcosa di importante: perché in molti casi di nevralgia del pudendo gli esami neurologici classici risultano nella norma, o mostrano alterazioni non proporzionali all'intensità del dolore. Perché la causa principale non è una lesione strutturale del nervo, ma una compressione meccanica mantenuta dai muscoli circostanti.

E questo cambia anche la prospettiva sul trattamento: molti si rivolgono alla chirurgia, nel comprensibile tentativo di liberarsi di questa condanna.

Purtroppo però molto spesso non cambia poi molto: non è come il tunnel carpale, che una volta liberato il nervo...è un'altra vita.

Il pudendo cronicizza facilmente, ed il fatto che le tensioni muscolari intorno rimangano fortissime fa sì che l'irritazione persista

Lavorare sulla muscolatura del bacino, ridurre l'ipertono del pavimento pelvico, allungare le strutture che comprimono il nervo lungo il suo percorso: piriforme, otturatore interno, catena posteriore, può ridurre la pressione meccanica sul nervo pudendo e con essa l'intensità degli stimoli dolorosi.

Non è una promessa di guarigione rapida, e sarebbe sbagliato presentarlo come tale. La nevralgia del pudendo è una condizione seria, multifattoriale, che richiede un approccio integrato e spesso un team di professionisti. Il lavoro muscolare è un pezzo importante di questo puzzle, ma non è il solo.

Quello che è importante sapere è che il dolore ha un meccanismo, e che quel meccanismo si può affrontare. Non bisogna rassegnarsi all'idea che non ci sia nulla da fare, perché non è così 💪

Se vuoi iniziare a lavorare su questi meccanismi con un approccio rispettoso e progressivo, puoi accedere GRATUITAMENTE alle prime lezioni di "Oltre il Kegel", il percorso che io e la mia collaboratrice Angela Torretta abbiamo dedicato al pavimento pelvico e al bacino.

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15/04/2026

Dolore SCHIENA BASSA: il mal di schiena meno capito (e più comune di quanto pensi).

Lo sapevi che circa il 30% dei dolori lombari che vengono attribuiti alle vertebre, in realtà con le vertebre non c'entra niente?

È un dato che sorprende, ma che spiega perché tante persone trattano la "schiena" per mesi senza migliorare.

Stanno lavorando sul bersaglio sbagliato.

Se il tuo dolore è nella parte più bassa della schiena, nella zona delle "fossette" ai lati della colonna, e da lì tende a scendere verso il gluteo o verso l'inguine, ci sono buone probabilità che il tuo problema non siano le vertebre.

È l'articolazione sacro-iliaca.

La sacro-iliaca è il punto esatto dove la colonna vertebrale si collega al bacino: la giunzione tra il mondo "di sopra" (busto, spalle, testa) e il mondo "di sotto" (gambe, piedi, appoggio a terra).

Tutto il peso del corpo passa da lì. Ad ogni passo, ad ogni movimento, ad ogni cambio di posizione.

È la cerniera più importante e più sollecitata che hai.

E il motivo per cui crea così tanti problemi è proprio questo: è un crocevia di forze che arrivano da ogni direzione.

Le forze che arrivano dall'alto: se la postura del busto lascia a desiderare (schiena curva, spalle chiuse, bacino inclinato), il peso non si distribuisce in modo uniforme sulla sacro-iliaca. Un lato lavora più dell'altro, e col tempo si irrita.

Le forze che arrivano dal basso: se c'è un punto debole nell'arto inferiore (un ginocchio che non funziona al meglio, un appoggio del piede asimmetrico, un'anca rigida), il contraccolpo risale e arriva dritto alla sacro-iliaca. È la prima struttura che assorbe qualsiasi squilibrio delle gambe.

In pratica, la sacro-iliaca paga il conto di quello che succede sia sopra che sotto.

Ma c'è una terza direzione che quasi nessuno considera, e che rende questa articolazione ancora più particolare.

Lo psoas, il grande muscolo che collega le vertebre lombari alla coscia, passa direttamente sopra la sacro-iliaca come un ponte.

Lo psoas è a contatto diretto con gli organi interni: l'intestino gli sta appoggiato sopra, il diaframma gli è collegato dalla stessa fascia, e nella donna passa accanto a utero e ovaie.

Quando c'è un problema viscerale (intestino irritato, gonfiori frequenti, tensione nella zona pelvica), lo psoas si irrigidisce di riflesso, e il suo peso e la sua tensione si scaricano direttamente sulla sacro-iliaca.

Ecco perché molte persone con problemi digestivi hanno anche dolore alla bassa schiena nella zona delle fossette: non è una coincidenza, è un collegamento anatomico diretto.

In pratica la sacro-iliaca raccoglie tensione da tre mondi diversi: la postura di sopra, la meccanica di sotto, e i visceri dal davanti.

È per questo che è il "mal di schiena meno capito": perché le cause possono arrivare da direzioni che non ti aspetti, e trattare solo il punto dove fa male non risolve quasi mai.

Il massaggio sulla zona dà sollievo per qualche ora. Le terapie locali aiutano temporaneamente. Ma se le forze che arrivano da sopra, da sotto e dal davanti continuano a sovraccaricarla, il dolore torna.

L'unico modo per sentire questa zona davvero forte, sciolta e libera dal dolore è costruire un sistema muscolare intorno a lei che la protegga da tutte e tre le direzioni.

Rinforzare il gluteo medio che la stabilizza lateralmente. Rilassare lo psoas che la preme dall'alto. Riattivare gli addominali profondi che la sostengono dal davanti. Migliorare la mobilità dell'anca che la scarica dal basso.

Quando tutti questi muscoli funzionano bene, la sacro-iliaca smette di essere il punto debole della catena e diventa quello che dovrebbe essere: una cerniera forte e silenziosa.

E quel dolore nella zona delle fossette che sembrava cronico? Spesso migliora in tempi sorprendenti, perché non c'era nulla di "rotto": c'era solo una cerniera sovraccaricata da troppe direzioni 💪

Se vuoi fare un lavoro completo che rimetta davvero a nuovo la tua bassa schiena e il tuo bacino, puoi accedere GRATUITAMENTE alla prova del mio percorso "Sblocco e Rinforzo Lombare".

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