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🔥 LOS MENISCOS

Los meniscos son dos estructuras fibrocartilaginosas en forma de media luna que habitan en el interior de la rodilla, entre el fémur y la tibia. Aunque a simple vista parecen pequeños discos de amortiguación, su papel es decisivo en cada paso que das. No solo rellenan un espacio: transforman la biomecánica de la articulación y determinan cómo se distribuye la carga que atraviesa tu pierna en cada movimiento.

El menisco medial y el menisco lateral aumentan la congruencia entre dos superficies óseas que no encajan de manera perfecta. Gracias a su forma y a la disposición de sus fibras colágenas, convierten fuerzas verticales en tensiones circunferenciales, expandiendo la presión a lo largo de toda su estructura. Sin ellos, la carga no se reparte: se concentra. Y cuando la presión se concentra, el cartílago articular sufre.

Pero los meniscos no son simples almohadillas pasivas. Participan activamente en la estabilidad de la rodilla, colaboran con los ligamentos en el control de la traslación y la rotación, y aportan información propioceptiva que ayuda al sistema nervioso a ajustar el movimiento en tiempo real. Cada cambio de dirección, cada salto y cada frenada implica una adaptación dinámica de estas estructuras.

Además, su vascularización es limitada y estratégica. La zona periférica tiene capacidad de reparación, mientras que la región central depende más del entorno articular para nutrirse. Esta característica explica por qué algunas lesiones cicatrizan y otras requieren intervención: no todas las partes del menisco tienen el mismo potencial biológico.

Más que simples “amortiguadores”, los meniscos son moduladores de carga, estabilizadores y protectores del cartílago. Su integridad condiciona la longevidad de la rodilla. Entender su función es comprender por qué una pequeña estructura puede marcar la diferencia entre una articulación eficiente y una que degenera con el tiempo.

🎬 Producción y diseño de contenidos:
@puntodigitalgranada

#menisco #meniscos #meniscoroto #anatomiahumana #cuerpohumano #anatomia #anatomiasecreta 12/03/2026

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🔥 LOS MENISCOS Los meniscos son dos estructuras fibrocartilaginosas en forma de media luna que habitan en el interior de la rodilla, entre el fémur y la tibia. Aunque a simple vista parecen pequeños discos de amortiguación, su papel es decisivo en cada paso que das. No solo rellenan un espacio: transforman la biomecánica de la articulación y determinan cómo se distribuye la carga que atraviesa tu pierna en cada movimiento. El menisco medial y el menisco lateral aumentan la congruencia entre dos superficies óseas que no encajan de manera perfecta. Gracias a su forma y a la disposición de sus fibras colágenas, convierten fuerzas verticales en tensiones circunferenciales, expandiendo la presión a lo largo de toda su estructura. Sin ellos, la carga no se reparte: se concentra. Y cuando la presión se concentra, el cartílago articular sufre. Pero los meniscos no son simples almohadillas pasivas. Participan activamente en la estabilidad de la rodilla, colaboran con los ligamentos en el control de la traslación y la rotación, y aportan información propioceptiva que ayuda al sistema nervioso a ajustar el movimiento en tiempo real. Cada cambio de dirección, cada salto y cada frenada implica una adaptación dinámica de estas estructuras. Además, su vascularización es limitada y estratégica. La zona periférica tiene capacidad de reparación, mientras que la región central depende más del entorno articular para nutrirse. Esta característica explica por qué algunas lesiones cicatrizan y otras requieren intervención: no todas las partes del menisco tienen el mismo potencial biológico. Más que simples “amortiguadores”, los meniscos son moduladores de carga, estabilizadores y protectores del cartílago. Su integridad condiciona la longevidad de la rodilla. Entender su función es comprender por qué una pequeña estructura puede marcar la diferencia entre una articulación eficiente y una que degenera con el tiempo. 🎬 Producción y diseño de contenidos: @puntodigitalgranada #menisco #meniscos #meniscoroto #anatomiahumana #cuerpohumano #anatomia #anatomiasecreta

03/02/2026

Finalmente è martedì! Benvenuti a un nuovo episodio di “Neurolandia: il sistema nervoso come non lo avete mai visto!”

Oggi parliamo di un nervo che non si vede, non si sente.. ma si annusa. È uno dei più antichi, dei più primitivi, dei più emozionali. E ogni volta che senti il profumo del caffè, il mare, l’erba tagliata o la maglietta di una persona cara.. è lui che lavora.

Benvenuti nel mondo del nervo olfattivo, il nervo che collega il naso direttamente ai ricordi.

Dove sta?

Il nervo olfattivo (I nervo cranico) in realtà è un fascio di centinaia di piccoli filamenti nervosi, i filetti olfattivi, che partono dalla mucosa olfattiva nella parte superiore della cavità nasale; attraversano la lamina cribrosa dell’etmoide (una struttura piena di microfori); arrivano direttamente al bulbo olfattivo, una struttura del sistema nervoso centrale; da qui, tramite il tratto olfattivo, raggiungono aree cerebrali profonde, incluso il sistema limbico.

È l’unico nervo cranico che ha cellule esposte all’ambiente esterno.. e che si rigenera continuamente.

Che cosa fa?

La sua funzione è semplice e potentissima: riconosce e trasmette gli odori.

Ma in realtà fa molto di più. Attiva emozioni (grazie al collegamento con l’amigdala). Evoca ricordi (collegamento diretto con l’ippocampo). Influenza appetito, benessere e vigilanza. Contribuisce alla percezione del gusto.

È uno dei nervi più “emotivi” del corpo: una goccia di odore gli basta per attraversare mezzo cervello.

Come si lamenta?

Il nervo olfattivo può dare tre sintomi principali: iposmia: riduzione dell’olfatto, anosmia: perdita totale dell’olfatto e parosmie: odori distorti o sgradevoli (tipiche nel post-virale).

Le cause possono essere: infezioni (post-virale, influenza, COVID), sinusiti croniche, traumi cranici, esposizione a sostanze irritanti, degenerazioni neurologiche (Parkinson, Alzheimer) e compressioni o tumori rari del bulbo olfattivo.

E quando l’olfatto cambia.. spesso cambia anche la qualità della vita.

Ruolo nella vita quotidiana

Il nervo olfattivo lavora ogni volta che mangi e percepisci il gusto vero del cibo; riconosci una persona dal suo profumo; ti fermi a respirare un ricordo; distingui bruciato da fresco, pulito da sporco, pericolo da sicurezza.

È il nervo che accompagna la nostra vita senza fare rumore, ma con un impatto enorme su emozioni e comportamento.

Patologie e disfunzioni

Anosmia post-virale, parosmie persistenti, iposmia da infiammazione cronica, atrofia olfattiva negli anziani, traumi cranici, malattie neurodegenerative.

Curiosità neurologica

Il nervo olfattivo è l’unico a essere sempre a contatto diretto con l’ambiente esterno: le sue cellule sono esposte nella mucosa nasale. E.. si rigenerano! È uno dei pochi sistemi neuronali dell’adulto con rigenerazione continua.

Ecco perché, in molti casi, l’olfatto può migliorare dopo una lesione o un’infezione.

Approccio fisioterapico (indiretto)

La fisioterapia non agisce direttamente sul nervo olfattivo, ma può lavorare su educazione sul recupero (olfactory training), tecniche di respirazione per migliorare il flusso d’aria nasale, gestione del paziente post-virale (post-COVID), integrazione con ORL, neurologo e specialista del gusto/olfatto, supporto nel percorso di rieducazione sensoriale.

Il training olfattivo, ad esempio, è un protocollo basato su evidenze: annusare 4 odori stabiliti per 20–30 secondi, due volte al giorno per molti mesi.

Conclusione

Il nervo olfattivo è il più discreto di tutti.. ma ogni giorno scrive pagine intere dei nostri ricordi. Ogni emozione che “profuma” nasce da lui. Ogni volta che un odore ti riporta indietro nel tempo.. è lui che ti prende per mano.

Ascoltarlo significa ascoltare una parte profondissima di noi.

Ci vediamo martedì prossimo su Neurolandia.. perché quando i nervi parlano, noi impariamo ad ascoltarli. 🤗

Nota bene

Anche se a Neurolandia i nervi parlano.. la diagnosi medica la fa il medico. Quindi, se i sintomi ti fanno compagnia da troppo tempo, ascolta i segnali e confrontati con un neurologo o uno specialista medico. Noi siamo qui per spiegarti come funzionano le cose, ma la cura parte sempre da una valutazione sanitaria. E spesso, il fisioterapista è proprio il primo professionista sanitario a intercettare quei segnali e indirizzare nel modo giusto. 👏

06/12/2025

💜

Biotensegrity & The Architectural Context: “Tension and compression are inseparable, inextricably linked and cannot exist without each other, and they constitute a mechanical duality that is fundamental to the behaviour of living systems at every level. They have thus been appreciated through biotensegrity: a conceptual framework that is founded on a fundamental set of self-organizing principles and includes all the complexities of life, from viruses to vertebrates and molecules to the complete organism. Here, anatomy is considered the physical representation of these hidden forces of tension and compression, with all its ‘parts’ embedded within a unified compartmental architecture that enables motion to be controlled from within the structure itself.”

- Graham Scarr

The Compartmental and Fibrillar Polyhedral Architecture of Fascia: An Assessment of Connective Tissue Anatomy Without Its Abstract Classifications

Life 2025, 15(9), 1479; https://doi.org/10.3390/life15091479

Figure 1: Reproduced from Scarr et al. (2024), © @ Elsevier, under Creative Commons BY-NC-ND 4.0 licence [7].

Biotensegrity Archive

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http://www.secretlifeoffascia.com/

Myopraktikk (NO): A Narrative Review and Conceptual Hypothesis on Intrafasciomembranal Fluid Pressure, Biotensegrity, and Immediate Remote Myofascial Responses - PubMed 25/11/2025

🤩

Myopraktikk (NO): A Narrative Review and Conceptual Hypothesis on Intrafasciomembranal Fluid Pressure, Biotensegrity, and Immediate Remote Myofascial Responses - PubMed This article introduces Myopraktikk (NO), a Norwegian-developed manual treatment method, where we clinically observe by palpation and visual inspection immediate local and remote responses that form the basis for a new hypothesis uniting intrafasciomembranal fluid pressure (IFMFP), Myopraktikk treat...

24/11/2025

È lunedì.. ed eccoci con un nuovo episodio di “Anatomia Spassosa: esploriamo il corpo umano con un sorriso!” 😀

Oggi parliamo di una struttura piccola, lucida, elegantissima.. e fondamentale per farci muovere senza cigolii: la faccetta articolare!

Il nome sembra un vezzeggiativo, e in effetti lo è: la faccetta articolare è davvero una piccola “faccia” dell’osso che serve a toccare e scorrere su un altro osso. È rivestita di cartilagine liscia come vetro e permette alle articolazioni di muoversi senza attrito, senza rumore.. e senza litigare!

Cos’è e dov’è?

Una faccetta articolare è una superficie liscia, ricoperta di cartilagine ialina, presente su un osso per permettere la connessione con un altro.

La trovi in tantissime parti del corpo: nelle vertebre (faccette articolari superiori e inferiori) nelle costovertebrali (tra coste e colonna), nelle articolazioni sinoviali come il ginocchio, il gomito, il polso e perfino nelle piccole articolazioni della mano e del piede

Sono ovunque ci sia un movimento fluido e preciso.

A cosa serve?

Permette scorrimento tra due ossa, riducendo l’attrito. Stabilizza l’articolazione e distribuisce il carico, guidando il movimento nella direzione corretta.

Ogni articolazione ha faccette orientate in modo specifico per guidare il tipo di movimento concesso: nel collo permettono molto movimento, nel torace invece poca mobilità, ma tanta stabilità, nella lombare in flessione-estensione, meno nelle rotazioni.

La biomeccanica è geometria applicata!

Funzionamento buffo

Immagina la faccetta articolare come il pattino di una pista di ghiaccio: superficie liscia, scivola, non fa attrito, e ti porta esattamente dove devi andare. Senza di lei.. ogni movimento sarebbe come pattinare sulla carta vetrata!

Curiosità scientifica

La cartilagine che ricopre le faccette è priva di vasi sanguigni e nervi, quindi non fa male quando la usi ma guarisce molto lentamente se danneggiata. Le faccette vertebrali cambiano orientamento lungo la colonna in base alle funzioni della regione.

La faccetta articolare è responsabile di buona parte del carico vertebrale durante le estensioni lombari.

Nella vita di tutti i giorni

Ogni volta che ti allunghi per prendere un oggetto, giri la testa in auto, ti pieghi per allacciare una scarpa o sali un gradino.. le faccette ti stanno accompagnando, guidando l’osso come rotaie invisibili.

Parole complicate, spiegate semplici

Cartilagine ialina: la copertura liscia e brillante delle faccette.

Articolazione sinoviale: articolazione mobile con liquido sinoviale.

Faccetta zigoapofisaria: faccetta articolare delle vertebre.

Artrosi articolare: consumo della cartilagine sulle faccette.

Come può soffrire?

Artrosi delle faccette, sovraccarico da iperestensione, malposizionamenti vertebrali, infiammazioni e rigidità, sindrome delle faccette (facet syndrome).

Sintomi tipici? Dolore “meccanico” che aumenta con l’estensione, il carico e la postura prolungata.

Momento educativo leggero

Mantieni la colonna mobile con movimenti regolari, lavora sul core per scaricare le faccette lombari, evitando posture prolungate che comprimono le faccette.

Ricorda: la cartilagine ama il movimento delicato e continuo, non gli strattoni!

Conclusione

La prossima volta che ti muovi senza rumori.. ringrazia le tue faccette articolari, i piccoli pattini nascosti che rendono la tua biomeccanica sempre elegante!

Ci vediamo lunedì prossimo per un’altra meraviglia del corpo umano.. sempre con il sorriso! 😄

Photos from BAM Biomecánica's post 24/11/2025

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Photos from SOMA, Anatomía en Movimiento's post 12/11/2025

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Il muscolo diaframma EduCare Fisio - Benessere e Salute 12/11/2025

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